un colloquio con Pancho Di Matteo

Nel nostro amato sport ci sono alcuni Challenger che hanno una grande storia alle loro spalle, tornei più apprezzati dai giocatori e con un fascino maggiore rispetto ad altri. Illinois Giardino Roma Aperto È uno dei questi, una vera e propria banca di prove per i futuri campioni di tennis, che se gioca a ridosso degli Internazionali d’Italia e che ogni ano ospita talenti di rilievo. Pensa che ho portato i primi giocatori al mondo, in 25 (almeno) hanno calpestato la terra rossa del Garden Open.

Il prestigio di questo torneo è attribuito a Dubbio al suo storico organizzatore, l’ex giocatore della Davis Ezio “Pancho” Di Matteo, con il quale abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata. “Qui qualche anno fa ho ha dato un jolly a Tsitsipas e Rublev”, Ci spiega, fandoci subito rendere conto quale sia il livello del Garden. Aggiunge: “Proprio l’altro giorno stavo verificando Come i primi 20 al mondo della classifica Atp siano tutti passati qui da noi. E lo terremo lì nella top 100, perché anche io sono molto vecchio”.

Ci siamo imbattuti per caso in Pancho, al bar del Circolo Garden, mentre si accende un caffè in panchina insieme ad alcune persone. Dico subito di essere disponibile a chiacchierata quando voglio un’intervista, perché lui è così, genuine e molto socievole, una persona a portata di mano. Vedendolo, infatti, non abbiamo confermato il modo in cui se interagisce con tutti quelli che fermano e lo salutano, come speriamo di postare in un luogo più silenzioso per iniziare l’intervista.

Pancho presenta anche un pezzo di storia del tennis italiano, ha fatto parte di tanti anni come semplicemente raccattapalle ed è arrivato a Gicare con ione tiriaco e truffa Isola di Nastasi. Nella sua carriera la Coppa Davis, sfida lui con Mulligan, connors, pregando. Ha giocato una finale di campionato italiano con Nicola Pietrangeli. Ed è arrivato a giocare nei luoghi sacri del tennis come Wimbledon e Roland Garros, sfidando fonte, cenere me panata. Uscito dal circuito ha deciso di investire tutta la vita in questo sport.

Il 26 gennaio organizza il Garden Open E così abbiamo iniziato l’intervista con un bilancio dell’edizione 2022 che appena conclude: “La risposta del pubblico è molto positiva, non abbiamo visto così tante persone così. Sicuramente e tanti campioni italiani hanno aumentato la voglia di partecipare e il fatto di avere in Italia 10 giocatori tra i primi cento al mundo è una grande promozione per questo sport. Le persone sono sempre più affamata di vedere partite dal vivo, soprattutto dopo la lunga pandemia che abbiamo vissuto. Ed era dato dal fatto che in questi 6-7 giorni siano venute almeno 8-9mila persone, davvero tante per un circolo di tennis”.

Quando pensiamo che sarebbe difficile, oggi, organizzerò un Challenger come risponde quel capitolino: “È troppo complicato e ogni anno succede è sempre di più. I Challenger rischiavo farli se ci fosse uno sponsor che ti desse una mano. Noi partiamo da novembre per mettere in piedi il torneo e ce la met tutta. Però senza sponsor diventa complicato, devo essere sincero”.

Pancho Peraltro non percepisce alcun compenso per l’organizzazione del torneo. Certamente, lui è uno dei proprietari del circolo, ma una rinuncia del genere non è affatto scontata. Quanto alla qualità tennistica dei partecipanti la giudica “altissima”. “Questi giocatori – sottolinea – possono arrivare a battere un 40-50 del mondo senza sorprenderò nessuno. Adesso tutti giocate bene. Traducendo i Top 10, un numero 80 è ormai a questa velocità di un numero 30. La differenza sta nel grasso che il numero ottanta sbaglia dopo 20 scambi, il numero 30 invece dopo 25. Tutto lì. Servono tutti benissimo e quello che cambia è soprattutto la mentalità”.

Che differenza vedi rispetto a quando si giocavi nel circuito? “È Cambiato l’attrezzo, ora se gioca più veloce, anche se panata me Turner già servivano a 200 chilometri orari. Ma è anche difficile fare paragoni con 30-40 anni fa. Cambia lo sport, cambia l’atletica. Inoltre, il più basso è alto 1,80, aspetto che fa la differenza sul servizio. Poi hanno tutti i preparatori atletici, sono attenti sull’alimentazione. I tempi della preparazione atletica magari sono uguali a quelli di allora, sempre quattro/cinque ore al giorno. In ogni caso alla fine vince chi ha qualcosa in più, vieni in ogni sport e in ogni stagione”.

Parlando della qualità del gioco e camminando indietro nelle edizioni, Pancho ricorda anche quando a certo Giovanni Carlo Ferrero giocò nelle qualificazioni, quando ad ancorare il torneo era un semplice 10mila. “Arrivò in finale ed era ancora sconosciuto. Ricordo bene quando dissi al rappresentante della Wilson ‘prendetevi questo ragazzo che gioca bene’. Aveva solo 17 anni e non aveva ancora un contratto”. E quando gli chiedo un aneddoto, ci racconta un ricordo personale negli anni passati al Garden, commuovendosi quasi: “Ho un bellissimo ricordo di un ragazzo che purtroppo non c’è più, Federico Luzzi. Vieni al giocare quando aveva 20 anni circa e ogni volta che giocava male e perde un punto in griglia ‘Pancho Panchoo, questi campi’. Per un’edizione del torneo è arrivata, eravamo tutti strafelici e quella sua immensa gioia è uno dei ricordi più belli che ho di Federico e questo torneo”.

Una caratteristica del Garden Open è che respiro un’aria di libertà, Ci si avvicina a tanti talenti e si vede insomma il grande tennis da molto vicino, il tutto gratis. Per questo motivo abbiamo pensato di ottenere un grosso biglietto per le entrate. “Finora non abbiamo mai pensato di far pagore l’entrata – ci spiega – perché di fatto dovevamo conoscere da lontano il tennis il più possibile, Vi darò la possibilità di vedere tutti gratuitamente e da 5 metri di distanza. La consideriamo anche una forma di promozione. Purtroppo però i tempi sono cambiati e le spese sono molte. Noi ce la met tutta per migliorare, ma pensiero che qualcuno dovrebbe dare una mano”.

A che scopo sostengo ricevi dalle istituzioni locali? Perché alla fine offrivo un servizio ai cittadini lasciandoli che entrerò gratuitamente in questo tipo di tornei.
“Nessuno a livello locale ci ha dato una grossa mano. E penso sinceramente che un piccolo aiuto alla fin de lo meriteremmo, perché questo torneo è uno dei più importanti in Italia e ha fatto la differenza anche nel circuito europeo”.

Cosa che senti di consigliare ai giovanissimi, visto che purtroppo di Challenger non si vive e non sempre i più giovani possono permettersi di trasferirsi all’estero.
“All’inizio è dura se non si disponibilità economiche, a meno che tu non venga aiutato dalla federazione con delle Wild card. Perché altrimenti non puoi giocare nemmeno le qualifiche. Se non rientri nei venti-trenta ragazzi che la Federazione ha sotto controllo, in effetti, diventa molto dura”.

Recentemente c’è stata una polemica sulla ridistribuzione dei montepremi, concentrandosi sulla parte alta della classifica. Che ne pensi. “Penso che se dovessi dare qualche punto Atp in più per far arrivare en alto i giocatori e poi aiuto a chi organisza i Challenger, magari porterà un torneo a 125mila inizialmente dà 100mila. Ma la cosa più importante comunque i punti”.

Chiudiamo tornando qui al Giardino. Te l’aspettavi un vincitore italiano?
Ci speravo molto che un italiano vincesse. Anche l’anno corto è avvenuto in realtà con Pellegrino, ma la cosa bella di quest’anno è che addirittura sono arrivati ​​​​due azzurri in finale, non è stato mai accaduto. Certamente, devo amettere che sono dispiaciuto per Flavio Cobolli, che ormai è una realtà. L’anno scorso gli ho dato un jolly ed era il numero 750, in un anno è diventato 140 del mondo. E questo è ciò che dice la lunga.

Un altro giovane che senti questo di consigliare ai nostri lettori?
“Luca Nardi è una grande promessa, gioca davvero bene. L’ha visto ogni anno quando era ancora più piccolino, ha una buona attitudine a giocare bene a tennis e i risultati hanno iniziato a dimostrarlo”.

Stiamo seguendo anche noi, con molta atenzione. Continueremo a farlo.

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