BALSAMO. LA PRIMAVERA DI REGINA ELISA

È la ciclista più forte del mondo. Lo dice chiaramente l’iridata che indossa jersey, gli mostra la vittoria della raffica che ha puntato su questo avvio di stagione. Dopo essersi aggiudicata all’esordio con il Trek Segafredo la tappa inaugurale della Settimana Valenciana, in soli 8 giorni Elisa Balsamo Ha vinto il Trofeo Binda, il Brugge-De Panne, il Gand-Wevelgem e la volta che la rivista che la vede in copertina andrà in rete e in stampa, potrebbe aumentare il suo bottino.

Con apparente semplicità, il pianista cuneese sta suonando tutte le avversarie, dominando il mondo del ciclismo. Modi gentili ma istinto da killer, inside e fuori la corsa se mostra un leader deciso e che non fallisce in un colpo. In una parola: campione.

Complete a fantastic tri giovane scopertas and in view of the giovane scopertas Classiche, nelle quali nonostante la età a questa parte con i favori del prognosis, la regina del movimento femminile ci porta alla scoperta del suo mondo, in cui la bici è protagonista insieme al so appassionato. Dalla letteratura alla musica, dal parapendio al giornalismo.

Quel mondo in cui tra covid, Guerra e lutti crescere sereni sembra impossibile, ma ci si prova tra un esame all’università e unovo traguardo sportivo da conquistare con tutte le proprie force. Quel mondo in cui, also se primeggi, i quotidiani sportivi del tuo paese non ti dedicano nemmeno un breve in prima pagina perché lo spazio è tutto per la Nazionale dicalcium che il mondiale ancora una volta vedrà con il binocolo. Tu lo hai vinto ben due volte e chissà quanti altri arcobaleni ti riserverà il futuro. Magari un mondo migliore di quello che a 24 anni affronti a testa alta, con un bel sorriso sulle labbra, una chioma di capelli ricci che il fatale elmo da contenere e una forza a cui tutte e tutti sembrano destinati ad inchinarsi.

Come uscirò dal podio Wevelgem con la GOAT Marianne Vos e un’amica como Maria Giulia Confalonieri?
«Sono molto contento del risultato ottenuto da Mary, condividerò con un amico un mestiere così prestigioso e un maggior valore. Abbiamo corso per squadre di club diversity, ma siamo entrambe poliziotte delle Fiamme Oro e en maglia azzurra tra strada e pista abbiamo vissuto tante esperienze insieme, alcune davvero da sogno. Già arrivare seconda alle spalle della Vos è “tanto roba” ma batterla è ancora meglio (sorride, ndr). Ci ero già passato in maglia azzurra a Lovanio lo scorso 25 settembre quando ha realizzato il sogno di conquistare il mondiale, maturi termi davanti alla grande di tutti i tempi vale molto. Marianne è sempre molto sportiva e per me è una modella anche per questo. Bisogna saper accettare anche le sconfitte, la sua correttezza e il suo carattere sono esempio da followe».

Nella corsa maschile Biniam Girmay è il fortunato cugino africano a vincere una Classica.
«Dopo i premi ci siamo incrociati, ci siamo stretti la mano e fatto i complementi a vicenda. Ha scritto una bella pagina per il ciclismo, un pezzo di storia. In vista del Mondiale 2025 in Ruanda ha lanciato un messaggio importante, che sicuramente farà breccia nel cuore di tanti giovani».

Vittoria dopo vittoria stai dimostrando di essere la più forte al mondo.
«Ho sorpreso me l’ultima volta. Non ho mai pensato alla viola di leader del World Tour, me sono ritrovata addosso in conseguenza dei successi che ho ottenuto e, ribadisco, sono stati frutto del gioco di squadra. Più che il mio rendimento, trovo incredibile che campionesse come Elisa Longo Borghini, Ellen van Dijk e altre fortissime compagne si mettano a mia disposizione. Da solo serve un po’ di tempo per ambientare la scena in una nuova squadra e invece mi sono benissimo inserita. Per quanto riguarda il World Tour, my fa piacere essere in testa e so che serà difficile subtarci fino alla fin dell’anno. È probabile che le spunti a scalatrice visto che e grande svolta danno tanto punti ma intanto cercherò di mantenere il primato il più possibile».

Se dice che la maglia iridata non porti bene. Non seminare il tuo caso.
«Sicuramente è “pesante” da indossare, sento la differenza rispetto alle stagioni scorse soprattutto prima e dopo le gare. Durante no, perché quando vai a tutta non ricordi nemmeno che colore ha la valuta che indossi. Non passo inosservata, ma ci sto infiammando il gusto. Il mio abituale ci scopa alle partenze, alla richiesta di foto e autografi, agli apppuntamenti che si moltiplicano. Essere in una grande squadra mi aiuta a gestire meglio l’altra faccia della medaglia: più pressione, più responsabilità, più impegni. Sono circondato dalla persona che mi sta aiutando nel migliore dei modi a mantenere il mio equilibrio.

Come è messo oggi il mondo?
«Durante il lockdown per limitare il contagio del covid, ho pensato che questa volta stavamo vivendo un periodo molto difficile, ora che stiamo seminando che stiamo ancora sfruttando la pandemia e stiamo facendo scoppiare la guerra in Europa. Sono dispiaciuta oltre che per tutte le persone coinvolte nel conflitto armato, anche per coloro che ne pagano conseguenze indirettamente. Dal punto di vista atletico, pensavo che avrei ragazzi e vorrei ragazze che se mi stavo preparando al meglio e ora non sono in grado di gareggiare. Lo sport è tradizionalmente un messaggero di ritmo, spero che anche in questo caso si possa veicolare felicità e tranquillità, ne abbiamo tutti bisogno. Quando ho vinto il mondo in tanti mi hanno detto grazie per l’emozione che ho trasmesso in un momento in cui non poteva fare tante cose: uscire, lavorare, viaggiare. Ho sentito di aver portato speranza».

E il “nostro” mondo come lo vedi? Quella del ciclismo femminile è in continua crescita.
“Quando sono arrivati ​​i campionati del mondo juniores nel 2016, il movimento sta crescendo rapidamente. Non stiamo ancorando il Sanremo, ma siamo sicuri di aumentare e l’attenzione nel nostro confronto cresce. Generazioni di ragazze hanno lottato per ottenere riconoscimenti importanti e noi continuiamo a farlo, ma sento di essere arrivato nella massima categoria proprio negli anni del passaggio decisivo. A questo punto tutto dipende dalla visibilità. La gente non vuole appassionarsi ad uno sport che non vede in tv, quindi speriamo di avere sempre più dirette delle nostre gare e che i giornalisti diano risalto alle nostre storie, alle quali è riservato ancora troppo poco spazio. Trovo dover sfogliare dall’ultima pagina i quotidiani sportivi per il ciclismo e dover cercare proprio bene se voglio leggere qualcosa del femminile. Il mio dispiacere che il giorno della mia vittoria o di un’altra ragazza italiana che venga dedicata ad una strada rigorosamente in Belgio, quando ciclismo e religione, o in altri paesi in cui lo sport femminile è considerato alla par di quello maschile ci dedicano pagina di interessa Al Trofeo Binda, gara di World Tour il podio è stato intermente tricolore. Da inizio stagione di spunti per scrivere di noi ne abbiamo dati, eccome. Continueremo a fornirne, speriamo di venire colti».

Del tuo mondo invece chi/cosa fa parte?
«La mia famiglia, in primis Davide (Plebani, compagno di vita e Nazionale che, come lei, se si divide dietro e in pista, ndr). Senza di lui sono sicura non avrei raccolto tutto quello di cui stiamo parlando. Abitiamo insieme a Sarnico, sul lago d’Iseo, e ci completiamo in modo perfetto. Altrettanto fondamentali sono i miei genitori. Papà Sergio e mamma Silvia mi hanno trasmesso la passione per la bicicletta e non sono mancati né a Cittiglio né in Belgio. Ormai nella patria del ciclismo I come from Riconosciuti even loro e hanno imparato pronunciare correttamente il nostro cognome, facendo cadere l’accento sulla prima e non sulla seconda. Non potrei fare a meno degli amici più stretti e delle figure con cui da lavoro anni. I collaboratori non sono soli, ma persone fondamentali. Ognuna sa quanto è prezioso per me. E siccome sto leggendo, il mio libro preferito è Novecento di Baricco, e lo vivrò con cura nel tempo libero. In autunno ho provato il parapendio, mi è piaciuto così tanto che appena aterrata mi sono fatta riportare su per rafflelo. Sono un po’ spericolata, se così non fosse non potrei buttarmi in volata».

Dove hanno trofei, medaglie e medaglie?
«A casa e dai miei. Non mi piace esporre troppo i miei cimeli. La bici con cui ho vinto il mondo l’anno scorso nelle Fiandre vorrei appenderla su una parete in, como un quadro, ma per ora è nell’armadio».

Cosa non può assolutamente mancare nella tua valigia?
«Due teddy a cui sono particolarmente legato: una Pocahontas piccola che mi ha regalato Davide, dice che gliela ricordo perché ho i capelli come lei e infatti non avete idea di che incubo sia farli stare dentro l’elmo del cronometro, e un orsetto che ho da quando sono nata».

Nella tua preparazione stai mantenendo sempre una traccia di riempimento a seventimana?
“Sì, a parte i giorni in cui sono in viaggio per il treno e il trasferimento, quando non mi è consentito rientrare al velodromo di Montichiari, non devo aspettare l’appuntamento. Trovo utile non solo arrivare puntualmente alle Coppe del Mondo (partecipate alle prime due tappe, ndr) più avanti per strada. Il CT Marco Villa è molto determinato: ha intenzione di portarsi in alto visto che è già riuscito a fare con i ragazzi. Sono fiduciario. I Giochi Olimpici di Parigi2024 sono ancora lontani ma con le altre azzurre faremo probe e ci impegneramo al masimo».

Lizzie Deignan è incinta per il secondo anno e la Trek Segafredo ha rinnovato il suo contratto. È bellissimo, amico, nel 2022 fa notizia di punta.
«La squadra guidata da Luca Guercilena si è dimostrata molto avanti sui tempi. Fin da quando è nata, in termini di organizzazione, stipendi, premi è stata un’apipista. La maternità per le sportive è un argomento complesso, io ora come ora non ci penso, ma è giusto che le donne siano tutelate e che chi desidera metter su famiglia non aspettare debba di porre fin alla propria carriera. Rientrare dopo il parto immagino sia tutt’altro che facile, bisogna essere davvero determinato, como è stata Lizzie già una volta, un campionessa che a tornare persino più forte di prima».

Come avete reagito invece quando Ellen van Dijk ha ricevuto il Premio dei sex toys dopo aver vinto un cronometro in Olanda?
«Sinceramente ci dispiace per il pilota, soprattutto le colleghe straniere l’hanno vissuta in modalità leggera, come un tabù che nel 2022 è in questo momento. Insomma, se avete provato il prodotto di uno sponsor che ha il permesso di organizzare il garage e ha raggiunto con successo il suo obiettivo, farsi pubblicità. Ha dato dei soldi a una società che ha potuto organizzare una corsa a tappe per noi preziosa. Non ci abbiamo visto volgarità o mancanza di rispetto, perché mangia quando cuciniamo tramite elettrodomestici o altro. Non diamo un peso simbolico, ma è efficace ossia di un’azienda che investe nel ciclismo femminile: tutto ciò che produce per noi è un vantaggio».

C’è un centro già parecchi obiettivi, qual è l’ancora nel mirino?
«In questa meravigliosa primavera, desidero vincere una maglia al Giro e al Tour e alla fine dell’anno porterò a casa il premio in Lettere moderne e contemporanee all’Università di Torino. Mi manca un solo esame, quello di Filologia Latina. Ho pensato già di iscrivermi alla magistrale, intanto sto lavorando alla tesi. Analizzate le differenze linguistiche dovute a varie edizioni del Romanzo d’esordio di Testori, Il dio di Roserio. Il ciclismo ovviamente c’entra. Si parla di corse, ambizioni, vittorie, sconfitte. Insomma, della vita».
E del mondo, imperfetto ma unico.

da tuttoAprile BIKE

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