“Rocky” Alcaraz nella storia del segno di Nadal

Sul campo dedicato a Rafa Nadal, Carlos Alcaraz se lo gira al centro della scena. Vince due partite in un giorno, semifinale e finale racchiuse in poco più di sette ore, e al meglio festeggia il suo debutto nella Top 10. 10 del mondo di Nadal. Anche Rafa è arrivato il 25 aprile, anche Rafa ha vinto per la prima volta a Barcellona.

“Un titolo che significa tanto per me” è stato Alcaraz, prossimo numero 9 al mondo, che da un solo anno nell’ATP 500 catalana gli regala il numero 119 della classifica ATP. “Ho salvato questo torneo quando ero piccolo, naturalmente sognavo un jorno di poterci giocare e vincerlo. Sono davvero felice di entrare a far parte di una lista di grandi campioni di Spagna”.

Il diciottenne ha visto una domenica dalle tinture access, dalle passioni forti. Da gladiatore, ha trascinato il pubblico dal suo in un’interminabile semifinale contro Alex De Minaur, tre ore e 40 minuti di tentativi di resistenza contro l’australiano, arrivando a un punto dalla sua prima finale ATP sulla sua terra rossa in portante. Il primo match point salvato è una sintesi delle sue qualità, ho regalato un tennis potente e morboso, che mescola colpi di peso e taglio pallido raffinato.

Il finale, invece, ha racchiuso in un’ora il senza di una mentalità vincente ma misurata, ambiziosa senza la fretta che spesso accompagna la fama dei diciottenni di mordere la vita e la carriera. In poco tempo Pablo Carreño Busta, suo compagno abituale all’Accademia di Juan Carlos Ferrero, ha dominato, senza mai concedere palle break.

“My insignato hanno che le finali non si giocano, si vincono” ha detto. Una frase che potrebbe essere usata da uno dei film della saga del pugile Rocky. Proprio nella colonna sonora della serie Alcaraz ha raccontato di trovare energie e motivazione.

“Cerco di ascoltarla prima di ogni partita: mi carica – ha spiegato dopo la finale -. Quando sento quella musica, la mia ricchezza del film e lo straordinario spirito combattivo di Rocky. Cerco di portare quell’esperienza in ogni partita che gioco” .

A Barcellona, ​​​​venuto a Miami quando ha vinto il suo primo Masters 1000, arrivato a Rio quando ha vinto il più giovane campione dell’ATP 500, ha dimostrato in pieno. Mail less surprise di tutti, with ogni probabili, deve essere estato proprio il suo rivale in finale.

“Quando sei in campo, non seminare un ragazzo” tuffo nel sito dell’ATP Carreno Busta ad inizio tappa. “E’ molto maturo in campo, ma ha mucho da migliorare. Ferrero sa cosa significa il numero 1 nel mondo, e questo è il grande obiettivo di Carlos. sapere piacere sarebbe grandiose per me che Carlos abbia imparato qualcosa da me, guarding me or allenandosi con me”.

Sempre molto competitivi, oltre al golf o agli scacchi, Carreño e Alcaraz non hanno condiviso un lungo tratto di strada. E un momento che segna questa prima parte della storia del giovane Carlos. Alla fine, il diciottenne che fa sognare la Spagna ha mostrato in pieno quel particolare repertorio che ha sempre sorpreso l’amico.

“Ho sempre pensato che Avese qualcosa di, ma non pensavo che sarebbe cresciuto così tanto in poco tempo – ha detto Carreno -. Carlos impara in fretta. Pray per esempio gioca benissimo le palle cut, controsmorzate, non dà punti di riferimento agli avversari. Quando ti rilassano, certo sew le fai più facilmente perché seito. Ma in partita possono davvero aiutarti e lui esgue le naturalezza”.

Dopo Barcellona ora assomiglia a Madrid, la seconda tappa del Masters 1000 sulla rossa che festeggia il suo 20esimo anniversario. Ma, secondo quanto riporta il quotidiano sportivo spagnolo Marca, dovrebbe fermarsi prima ad Atene per un’esibizione con il polacco Hubert Hurkacz. Un nuovo punto di partenza, non un certo punto di arrivo. Perché, come disse Rocky, “credo di essere forte, lo dimostrerò. Un ragazzo resisterà solo”.

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