Ermolli: “Applicare la teoria di Mourinho al rugby si può”

Gianfranco Ermolli nel 2012 con Diego Domínguez

Periodizzazione tattica. Semina un nome impegnativo, per un approccio filosofico alla performance sportiva. Allora facciamo un nome di uno dei suoi principali seguaci, così ci si capisce meglio. José Mourinho. mamma ieri sera Eddie JonesPerché ride che il ct dell’Inghilterra se ti interessa la teoria del tecnico portoghese senza cedere quando l’ultima guida è il Chelsea, e hai provato ad applicare premio al giappone che ha portato un martoriato il Sud Africa ai Mondiali 2015, sia all’Inghilterra.

Perché la periodizzazione tattica? In poche parole, si tratta di un approccio multidisciplinare alla gestione di una squadrache non suddivide gli ambizioni – ad esempio preparazione fisica, comprensione del gioco, fattori psicologici che potrebbero influenzare la prestazione dell’atleta – ma che met tutto insieme, per fsono in un modo che i giocatori si trovanono in allenamento ad affrontare situazioni caotiche, più possibili il simile a quelle che arrivano che in partita, e che possono così sviluppare la capacità di scegliere la cosa giusta da fare al momento giustoSviluppando quindi una capacità di lettura individuale e collettiva del tatuaggio da portare in partita.

La periodizzazione statistica è stata teorizzata dal portoghese Victor Frade Ancora nel luogo asciutto ed è stata raffinata e portata al successo point da José Mourinho. La struttura teorica è molto complessa soprattutto nella terminologia – se si parla di principio, sotto-principio e sotto-sotto-principio, di matrici concettuali e di allenamento matrici -, ma la sua attuazione è senza dubbio rivoluzionaria. Almeno, è stata in calcio, ambito in cui sono stati scritti libri su libri su questo approccio. Per quanto riguarda il rugby ci sono molte meno notizie. Se Jones sa se ispira questo approccio, ma se conosce le specifiche quali e quante squadre lo ha seguito, che risultati ha avuto dati o giorno.

Gianfranco Ermolli è un dei tecnici più preparati del rugby italiano. Di passaggio ha guidato la Nazionale femminile (2007-09) e di alcune nazionali giovanili azzurre, ha contribuito alla nascita del Centro studi federale oltre a questo occupazione della formazione a Calvisano, Varese e in altri club. vHo dato una decina d’anni in Francia, in Vandea. Insegna educazione fisica, riempie la selezione universitaria della scuola di ingegneria di Nantes, la squadra dell’Istituto cattolico di superiori studi di la Roche sur Yon e la squadra femminile del Nantes, terza divisione del campionato francese. Ha svolto uno studio dal titolo “Capirò la periodizzazione statistica e metterla in opera nel gioco del rugby” che è un tentativo avanzato di dare un metodo, una struttura a questo approccio al rugby e che in queste settimane stanno circolando i suoi parecchi tavoli che raccontano di rugby italiano, capisci quello del presidente uomo innocente e del dtn Daniele Pacinioltre a essere presentito alcuni club (Botticino, Varese, Petrarca) ea tecnici molto aenti a questi temi come Sergio Zorzi. “Alcuni alcuni quasi ho avuto un cambio di idea, in altri quasi c’è stato un passaggio di informazione. L’importante è che le informazioni circolino. L’idea è che ci sia una continuazione nell’inizio che sta alla base del rugby italiano. È un contributo per creare quella famosa scuola tecnica italiana di rugby che era così appassionata di maestri che amavo mangiare Franco Ascantini me Ugo Pierato“.

Come è nato il tuo interesse per la periodizzazione tattica?

“Insegno educazione fisica e sono un visceralmente appassionato filler di rugby, soprattutto per quanto ne governa la metodologia e la teoria del filler. Così seguo i trend maggiori che vengono seguiti dalla diversity Union. Eddie Jones è sicuramente uno dei punti di riferimento quando si parla di innovazione. Ho trovato un paio di articoli, del Guardian e del New York Times, che ha parlato di come l’allenatore australiano se fosse stato avvertito dell’appropriazione di Mourinho quando è entrato se avesse trovato Londra. In passato ho approfondito temi come quello dei giochi didattici per la comprensione dei giochi tatticistrumenti di cui hanno parlato villepreux e De la Place. Ho costruito questo approccio e questo recinto di diffonderlo, ora è tradotto in francese per recintare lo scambio di informazioni e capire se viene applicato in modo sistematico o meno. Nessuno al momento ha mai smentito che la periodicizzazione tattica possa osare risultati in ambito la si applichi“.

Perché è così rivoluzionaria?

“Perche è un approvazione alternativa alla periodizzazione nata negli Anni Cinquanta nelle scuole dell’Est Europa, e che ha portato un atleta a vivere il picco massimo di forma in un certo momento della stagione. Negli sport collettivi le squadre devono essere al top en tutta la estagione, non solo per un periodo o per una partita”.

Una delle idee è quella di affrontare in maniera ciclica alcuni aspetti del gioco, proponendo più volte nella stagione, dalla preparazione atletica ai dettagli tecnici individuali e collettivi. Non c’è il rischio che possono consentire solo le squadre professionistiche?

“No, perché la differenza sta nella quantità di ore di allenamento. Per la squadra che se si allenano tre volte alla setimana non si farà ovviamente dei cicli massimi, resta valida la mia idea di consolidare le informazioni con richiami. È un po’ come quando devo dare un esame all’università: chi studia por tutti i sei mesi precedentiti, anche little ma con costanza, avrà risultati migliori rispetto a chi concentrato tutto negli ultimi dieci giorni. Del pianoforte di gioco ovviamente se occupa il riempitivo, ovviamente al Petrarca se farà un gioco diverso rispetto al fatto che se può fare a Piacenza a Roma, la storia di un club e la sua competenza personale e ambientale è un fattore fondamentale. La cosa più importante è che se affronto i quattro fantastici temi che mi vengono ipotizzati per il calcio e che in secondo luogo mi stimo per il rugby, e che dovrei dedicare quattro momenti di gioco: l’attacco, la differenza, il passaggio difesa/ attacco, la transizione attacco/diffesa“.

Mi viene in mente Ange Capuozzo e il suo straordinario contrattacco in Galles-Italia.

“Talmente. Un giocatore di qualità à quello che sa fare la cosa giusta al momento giusto e con il tempo giusto. No si possono allenare tutte le situazioni, football e rugby are caotici e non capita mai che si repuesta la situazione stessa, also se ci sono delle strutture di massima. L’interpretazione è quella che conta. Il gesto di Capuozzo è fantastico, ma in fondo è anche la lettura di Padovani che ha imparato qualcosa che stava succedendo, è stato solidale e ha fatto la cosa decisiva per la rosa ma se segnasse il gol in mezzo ai pali . ioanenella stessa partita, in un’azione invece non ha letto l’azione e ha fatto un’azione individualistica fine a sé stessa, non accorgendosi che aveva il sostegno che poteva andare in meta, finndo per essere placcato”.

Chi usa la periodizzazione tattica oggi nel rugby?

“Ad alto livello non lo dice nessuno. Credo, tuttavia, che l’attuale metodo francese risponda alla domanda in linea di principio. Galthie parte di quella generazione d’oro del rugby francese che oggi sta dando i suoi frutti e che in chiave snob, penserò che il rugby sia un’ancora di quello sport che può creare la classe dirigente di un paese. Innanzitutto loro stanno allenando gli allenatori, cioè stanno affrontando in un modo che guida anche una squadra sia sempre al massimo. me poi allenano la squadra ad altissima intensità, per tempi brevi, con situazioni tattiche complesse e sempre con opposizione“.

Viene in mente Eddie Jones che chiama il georgiano mischia e gli consegna un cartellino bianco per riempire il pacco inglese con tutte le condizioni necessarie.

“Questo è un esempio. L’obiettivo è fare in modo che quando affronto i giocatori vere, se c’è un problema all’anteriore, sia meno difficile risolverlo, visto quanto trovato in partita.. In Nuova Zelanda, con Wayne Smith in seguito, l’espansione degli All Blacks è stata in parte alquanto complessa e i giocatori avevano un fondamentale di tempo per gli avversari, per fare il break. Alla fine queste sono le idea de la Place, che Villepreux ha portato in Italia e che a Tolosa sono diventate metodo di formazione. E la cosa interessante è che è essa stessa: che la periodizzazione statistica entra nel club”.

Venire?

“Non significa che tu tutte le squadre di una società facciano allo stesso modo le touche, perché in prima squadra avrai due saltatori, in giovanile uno e via così. L’adattamento resta in mano all’llenatore. Ma il modello tattico, il modo per riempirlo deve essere lo stesso. Così puoi fare in modalità nello stesso club si affronta la stagione iniziando con 4 set di atletica, proseguendo poi con la difesa, con l’attacco, e ciclicamente si vadano i ripescare i concetti esposti, approfondendoli“.

L’impressione è che serva un grande sforzo intellettuale e cognitivo da parte dei giocatori. Non guiderai una squadra di ingegneri come capita a lei en questo senso aiuti?

“In effetti si parla di “fatico intellettuale”. Quando ti alleni ci sono cose che devi leggere e interpretare prima di agire, e devi farlo in un brevissimo tempo. Devo compilare questo “testoline” è appagante, avere capacità di percepire punti critici e risoluzione autonoma il più possibile. Bisogna vedere quanto si è disposti a metterci la testa, a fare questa fatica. Tornati in campo ci sono persone che hanno lavorato 10 ore e io mi sono solo divertito, darei una birra a fine giornata e so se domenica ha vinto così tanto”.

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