La vera rivalità del mondo è Magnussen – Notizie

A Haas in seconda fila non c’era mai partita e Kevin Magnussen questa soddisfazione l’ha tolta nella Sprint Race di essere lo stesso, uno sponsor Gene e il team manager Gunther Steiner. Nel granpremietto è poi giunto ottavo, conquistando un altro punto, giungendo nono domenica e rimanendo tra i primi dieci in classifica iridata, perdendo posizione solo perché dietro più cavalleria e velocità di punta di lui, mica più pelo sullo stomaco. proporzionalmente all’anno di assenza dalla F.1, nel modo perentorio e presumibilmente definitivo con cui fu uscito dal Circus iridato e da quello che ha ottenuto nell’anno di lontananza, più i risultati del ritorno nel mondo con il fantastico VF-22, Kevin è la sorpresa più grande del mondo. E non solo per il quinto posto in Bahrain e il nono in Arabia e Imola, ma anche per la quarta volta del Venerdì in Romagna, per superare con calma, puntualità e regolarità il nobile compagno Mick Schumacher e, soprattutto, per aver concretizzato in pista la meritatissima rinascita della Haas, grazie alla stupenda vettura concepita dall’italianissimo Simone Resta e c’è la gestione ideale del team Tetragon, roccioso, premuroso, spassoso e irascibile Gunther Steiner.

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Ma c’è dell’altro. Lo scorso anno Kevin Magnussen con la Cadillac di Ganassi ha vinto il Detroit Garage Il Quindi team di Arrow McLaren sostituirà lo sfortunato Felix Rosenqvist a volte nel garage di Road America, tracciato di quelli vecchia maniera e il danese rischia di vivere il brivido di sei giri in testa, prima di ritirarsi per noie meccaniche. Tra le altre belle esperienze, quella lì 24 Minerali di Le Mans Dove corre insieme a papà Jan in Lmp2 e, sul suo pianoforte umano, la nuova paternità con la nascita di una figura dal matrimonio con Louise Gjørup, moglie nel 2019. Ma la verità è che Kevin Fine Magnussen a pochi giorni dall’inizio del mondiale era un tutti gli effetti per sempre un ex pilota di F.1malinconicamente prepensionato, apt l’umarell più biondo del mondo. Salvo essere ripescato sol perché la Russia dichiara all’Ucraina war e gran parte del resto del mondo farebbe guerra economica a Putin, mettendo a piedi labirinto restato senza sponsor.

Peggio. Già prima l’avventura di Magnussen in F.1 era continuata sol perché aveva trovato nella Haas dal 2017 al 2020 l’unico team a Grado di dargli fiducia, dopo le delusioni con la Renault, Casa nelle cui formula propedeutiche se fosse allevato e lanciato, vincendo la F.Renault 3.5 Series, nel 2013, primo anno del mio esordio con la McLaren in F.1, al primo anno della svolta turbo, conquistando uno strepitoso e di maggior successo in Australia, il secondo posto, per tutto questo tempo Formula assoluta nella massima.

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GP Emilia Romagna, gli spicca dalla gara sprint di Imola
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Dà qui una dominata semplicissima. Com’è possibile che Kevin Magnussen sia presente, se il pilota è meno vicino, cortese e insicuro della F.1 Circus? Come mai se n’è andato alla fin di una estagione 2020 in cui a essere in crisi era la sua squadra, ben più di lui? E come si spiega il fatto che tuttora il danese non sembra avere, al di là delle tante pacche sulle spalle, la fila della squadra principale presto finalmente per riconoscere le basi della sua classe? Kevin Magnussen è un tosto, in pista e fuori. È uno che in gara non fa complementi, espesso è al limite dei regolamenti per difese arcigne e attacchi iperaggressivi. Dialetticamente, beh, uno che pensa chi dice e dice sempre chi pensa, oltre al conformismo imperante, il blablabla e il birignao come una figura media espressiva di buona parte dei colleghi. Il suo “Succhiami le palle, tesoro” detto Nico Hulkenberg nel dopo gara del GP d’ungheria 2017 resta uno dei momenti più virali e virili della sua carriera mediaticama al di là di questo la storia di Kevin e deve far riflettere tutti, può sui meccanismi di valutazione, eiezione e ripescaggio soprattutto quanto a meritocrazia prevalente in F.1.

La verità è che la sua presenza in questo campionato è una specie di bug nel sistema, un’anomalia non voluta, a quasi-immbarazzante cartina di tornasole che getta ombre inquietante sull’autorevolezza delle porte giravoli che fanno entrare e collocano fuori piloti, molto spesso basato su ragioni d’opportunità politiche e senza troppo badare alla reale sustain di chi arriva e chi ne va . Kevin Magnussen, in un’altra parole, è quello che non doveva e non dovrebbe più essere in F.1 e invece ci sta eccome e alla grande. In fondo non ha neanche ventinove anni e una vita agonistica davanti. Eppure continua ad essere fuori moda, ad essere percepito come un’eccentrica escrescenza, un tipo scomodo e strano, un eccentrico stravagante, un mezzo piantagrane, uno che con la politica del grande Case e del galateo flautato delle corporation non ha assolutamente niente a che vedere.

Allora, vattene, la voglia di appoggiarlo, di tifarlo, di sottolineare tutto che il danese sa fare ma anche quello che in questo momento rappresenta Kevin Magnussen, Diventa inarrestabile e inestinguibileperché la sua stupenda, in attesa e tonitruante storia di resiliente, tignosa e sfanculante umanità – che fa il paio col suo meravigliamente ritrovato piede heavy -, è uno dei grimaldelli ingrado di scardinare la spocchia, il politically correct e la ruffianeria troppo spesso imperanti en Formula Uno.

Ed è bello assisterlo quando descrive la sua squadra, l’Haas della quale lui stesso ormai è uno dei padri costituenti con 82 sue presenze nelle 126 complessive del team: “Si tratta di una piccola struttura, praticamente una squadra quasi a conduzione familiare, una realtà unica in questa F.1, In lei, se può vivere e amare un clima in cui mi amo e mi amo, sono belli e importanti. Una sorta di ultimo superstite dei piccoli indipendenti”.

Ecco quindi che a ben guarde dietro la rinascita di Kevin, della Haas e della F.1 dal volto umano si intravede in controluce la storia più bella, vera e calda da questo inizio del Mondiale 2022. Poi il mercato piloti con Magnussen farà come sempre quel che vuole. Anzi, faccia pure quel che vuole. È vero che dietro questa riscoverta c’è un pesantissimo piede destro, sia cuore ben distribuito tra lui e Gunther e un meraviglioso ritorno in auge di valori quali consuetudine, fiducia e amicizia, forse Il più bel riconoscimento delle sue qualità Kevin Magnussen potrebbe ottenerlo sottraendo alla HaasQuale ultimo, unico e ideale, l’ultimo salubre paradiso, ricco e ricco, verso uno come lui.

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