Moser e gli altri campioni del Trofeo Baracchi, i cent’anni del «Mr. Mino»- Corriere.it

hanno dato Donatella Tirabosch

Il Panathlon di Bergamo ha celebrato il centenario di Mino Baracchi, comparso nel 2012 e ideatore della corsa a coppie. Saronni: «Quella volta che aspettai Moser due giorni in albergo per allenarci, lo trovai solo alla partenza e vincemmo»

Per pensare bene, organizza una così corsa, anchor oggi uno sarebbe spettacolo.Un cronometro da copiare che aveva saputo conquistare un’arena internazionale e che aveva appassionato il pubblico, ingaggiando fior di ciclisti. Era il Trofeo Baracchi. Che non sarà più perché come ebbe modo di chiarire il suo inventore, Mino, che all’anagrafe Giacomo, «il Baracchi morirà con me».


Lui, che aveva giocato nelle giovanili dell’Atalanta e con la sua squadra del cuore, di cui poi per un breve periodo sarebbe stato anche il presidente, ci ha lasciato anno 2012 all’età di 89, ma Il Panathlon Bergamo ha scelto di celebrarlo nella sua vita, ricordando come proprio in questi giorni avrebbe compiuto cento anni. E per un certo mondo delle due ruote, che il presidente del sodalizio bergamasco, Gianluigi Stanga Si è riunito per il conviviale serale, un secolo di Baracchi vale una festa come si deve. Da ricordare la figura, sotto vari aspetti, dall’imprenditore a tutti gli organizzatori sportivi che in passato hanno pensato e il grande nome del ciclismo, da Francesco Moser a Beppe Saronni, da Davide Boifava a Norma Gimondi, da Italo Zilioli a Gianni Still , doveva fornire il ritratto più personale ed inedito ci ha pensato Mario Morotti, il duca di Piazza Pontida che fu collaboratore per quasi 40 anni dell’azienda Baracchi. Seppe conquistare si l’afetto quasi paterno del “signor Mino” semplicemente dicendo che non aveva voluto essere pagoto por la collaborazione extra lavorativa che gli garantito nell’organizaizzazione della corsa.

«Gli dissi che per me era stato un onore Darò una mano in quella settimana organizzativa e che non volevo soldi. Da quel giorno diventai per lui, che non aveva figli, una specie di figlio». Alla morte di Baracchi, Morotti ha ereditato un immenso patrimonio di cimeli e ricordi vari, testimonianza dell’incessante sforzo organizzativo che dal 1958 ha una bella banca al 1991 quando fu lo svizzero Toni Rominger a vincere l’ultima edizione della corsa. Corsa amatissima il Baracchi e amatissimo dai corridori il Mino che provvedeva a tutto, dal sistema degli striscioni sul percorso di gara (“Sono soldi, vanno messi in un determinato ordine”), all’invito diretto dei ciclisti e al pappagallo abbinamento in coppie. Era questa faccenda bella e imprevedibile, perché vedere mulinare sui pedali una copia di campioni affascina e consegna all’immaginario del tifoso ricordo inedito e annullabile.

Del resto basta affrettarsi a renderizzare l’oro bianco se vi dicessi che è un album di fuoriclasse. Francesco Moser ne ha vinti cinque, Ercole Baldini e Fausto Coppi quattro, Fiorenzo Magni, Eddy Merckx e Jacques Anquetil tre. E del grande Eddy, Boifava che corse con il campione belga l’edizione del 1969, ricorda ancora oggi como Merckx “girato la frittata” dire che Trofeo. «Eddy non stava bene e si scusò con me, in lacrime, perché non eravamo riusciti a tagliare il traguardo per primi. Arrivamo terzi. Ma oggi, a distanza da anni, ricordando quell’episodio, non manca occasione per incolparmi. “Sei stato tu a farmi perderò il Baracchi”».

Episodes, aneddoti, che restituiscon nei racconti degli ex campioni, como Moser e Saronni il ricordo di una corsa specifica, tra le più belle della carriera. Ride l’ultima vittoria italiana 2 settembre 1987 (Inoltre lo è storicamente se fosse il 4 novembre a conclusione della stazione, ma sarebbe dovuto al punto di arrivo ufficiale con la Milano-Sanremo). Bruno Leali e Massimo Ghirotto, amici e compagni alla Carrera vincono davanti ai favoriti Saronni e Piasecki. «Non sono mai riuscito a capire come abbiamo fatto perdere quel Baracchi», dice Saronni che strizza l’occhio a Moser con cui corse il Baracchi del 1979. «Lo aspettai a Bergamo, in albergo, per due giorni così da poterci allenare. E, invece, l’ho trovata sola sulla strada, sua passerella della partenza». Fu così che l’accoppiata Moser-Saronni vinse uno dei più bei Baracchi. Controllo dovuto il resto del mondo.

23 aprile 2022 (modificato il 23 aprile 2022 | 13:13)

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