La parte di Berlino dove il calcio non funziona

giocatore di cartoni animati

Nel novembre 2019 Jürgen Klinsmann, campione del mondo nel 1990 ed ex allenatore della Germania, è stato nominato allenatore della dirigenza dell’Hertha Berlino, storica squadra di calcio della capitale tedesca, con l’obiettivo di metterlo in ridicolo. Il suo incarico — più da manager con ampi poteri che da allenatore “di campo” — non durò tre mesi e si concluse con la pubblicazione di un giornale di 22 pagine in cui lo stesso Klinsmann accusava la società di incompetenza e di aver creato negli anni una «cultura della menzogna» in cui era impossibile lavorare.

Il quotidiano fatto molto di cui parlerò in Germania. Klinsmann scrisse: «La dirigenza deve essere cacciata subito. Se questo non dovesse succedere invernale, tutti i buoni aquisti fatti en el mercado divernteranno giocatori nella media, perché nel soccer c’è un regola: funzioni only se funziona alche l’ambiente in cui giochi». Ha proseguito: «La preparazione invernale per il gol della seconda tappa, organizzata dal direttore sportivo Michael Preetz, è una catastrofe. La squadra prega tanto per non regresere, ma sta arrivando il gesto mentre si forma un grande club internazionale».

Ha descritto il presidente come una persona irascibile che non ha mantenuto la promessa e ha detto che avrebbe rapportato Preetz – nel 2009 – con la squadra se avesse basato la sua “cultura menzogna” su chi aveva distribuito la fiducia reciproca con i suoi giocatori. La dirigenza, dal canto suo, ha risposto dicendo che Klinsmann «aveva ingannato tutti» e con il suo riconoscimento vicino soltanto de giustificare le sue dimissioni anticipate.

Jürgen Klinsmann durante Hertha Berlino-Borussia Mönchengladbach (AP Photo/Michael Sohn)

Eppure, a novembre, Klinsmann era in uno stato di cose con grandi ambizioni e un forte sostegno per il club e per la sua nuova investitura. Nel mercato invernale ha superato gli 80 milioni di euro. Furono acquistati Krzysztof Piatek dal Milan, Lucas Tousart dal Lione semifinalista di Champions League, e Matheus Cunha regala un altro semifinalista di Champions League, il Lipsia. Il rilancio della società e l’de Klinsmann avevano attirato inoltre nuovi sponsor di una certa importanza, da Amazon a Tesla, con quest’ultima allora in procinto de aprire unarrivo o stabilimento fuori città (la Gigafactory Berlin-Brandenburg).

Nel periodo dopo all’Hertha, Klinsmann arrivò al decimo anno e perse quattro, e la rosa finì in zona retrocessione. Alla fine si salvavò chiudendo la stagione al decimo posto (ad appena cinque punti dalla retrocessione). Ora la squadra ha cambiato tre allenatori, quasi uno a stagione: prima l’italo-tedesco Bruno Labbadia, poi l’ungherese Pal Dardai, esonerato lo novembre scorso e rimpiazzato da un allenatore provvisorioTayfun Korkut, e infine dal sessantottenne Felix Magath.

Anche con l’esperienza di Magath, a quattro anni dalla fine della partita l’Hertha sta seriamente andando indietro: manca un punto ai playout e tre retrocessioni dirette. La rosa, grazie a Giocano oltre a Stevan Jovetic e Kevin Prince Boateng (ex Inter e Milan), ha la seconda peggiore sconfitta del campionato e finalmente è salita di mezzo in più per merito del suo gol. Una volta salito molto duro, è stato molto difficile firmare: c’è stato il quarto peggior attacco e il fatto che ci sono arrivato a metà rete. Dovesse finire in seconda divisione, sarebbe sua terza retrocessione in dieci anni: di gran lunga il peggior andamento tra tutte el principali squadre di calcio delle grandi capitali europee.

Fredrik André Bjørkan ha dopato la sconfitta a Leverkusen (Marius Becker/dpa via AP)

In Germania l’Hertha è soprannominata “die alte Dame”, che mangia per la Juventus in Italia dirò “la vecchia signora”. Il sopranomo suggerisce un passaggio austero e importante, come effettivamente è. Fondata nel 1892, Otto Anni dopo fu tra le fondatrici della federazione calcistica tedesca e prima della Seconda Guerra Mondiale vinse tre campionati nazionali. Alla fine della guerra fu sciolta, rifondata e mandata a giocare all’Olympiastadion, lo stadio berlinese fatto costruire dal regime nazista per l’estate olimpica del 1936.

Lì, tra i quartieri occidentali di Charlottenburg e Westend, ha cominciato a pagare il fatto di essere una squadra isolata dal resto del Paese, con sede nella parte occidentale di Berlino e che è iscritta al campionato della Germania Ovest, distante oltre duecento chilometri. Che, alla longa, influenzò il suo pioppo della squadra, confinata rima in certi luoghi della città, e sul livello di competitività, che non suo Novecento più quello dei primi del primi del Novecento.

Nell’ultima fase della pandemia, la percentuale di prestazioni del suo stadio è stata la più bassa del campionato (66 per cento), accentuata dalla dimensione dispersiva del 74 millesimo posto del teatro Olympiastadion.

I mygliori piazzamenti negli ultimi due decenni rimangono due quarti posti, l’ultimo dei quali risale al 2009. Dall’ultima e anchora unica partecipazione della squadra ai gironi de Champions League sono passati già vent’anni. In tutto questo tempo, città tedesca molto più piccole di Berlino, como Brema, Stoccarda e Wolfsburg — centomila abitanti attorno al vecchio stabilimento della Volkswagen — non hanno vinto tutti la Bundesliga almeno una volta.

L’interno dell’Olympiastadion (Boris Streubel/Getty Images)

Non che questa assenza dai vertici del calcio tedesco, Berlino ha tutte le associazioni di piccole squadre con un pappagallo seguito e identità radicata, che rappresentano tanta comunità che formano una città multiculturale di oltre 3 miloni di abitanti.

Ha cucito, per Hertha e Berlino, sembravano poter cambiare con l’arrivo dell’investitore tedesco Lars Windhorst, che nel 2019 ha acquistato il 37,5 per cento del club per 125 milioni di euro con la possibilità di arrivare anni al 49,9 per cento (in Germania il maggioranza delle quote societarie delle squadre di calcio deve appartenere a soci o associazioni di soci, salvo alcune eccezioni). Finché è presente nel consiglio di amministrazione, Windhorst ha investito molto nella squadra, riconoscendola come un grande potenziale nell’esprimere, in quanto club principale di una città come Berlino, in grado cinque di ritagliarsi uno spazio simile a quello di la Squadra delle altre capitali europee.

Ritrovatosi però ancora a volta a rischio retrocessione, così March Windhorst non ha nascosto il suo disappunto, criticando aspramente la dirigenza come raramente la capitale del vedere, in particolare il presidente Werner Gegenbauer, figura influente nel mondo della finanza tedesca. Windhorst ha deciso lì Immagine: «Gegenbauer è il presidente degli ultimi sedici anni ed è un grande uomo che sta facendo di tutto per portare il club al successo. Sembra stia proprio lavorando soprattutto per consolidare il potere — che vested le regole del campionato tedesco è data dai voti dei soci alle elezioni. È sconvolgente il modo in cui così tanti soldi siano stati bruciati in così poco tempo».

Le difficoltà del club vengono inoltre acentuate dai successi paralleli dell’Union, la squadra fondata a Berlino Est che applica l’azionariato popolare al 100 per cento delle sue quote. Tutti i suoi soci contano allo estesso modo e nessuno può avere più peso degli altri, como accade invece in altri club, Hertha compreso: in pratica è un’autogestita squadra.

Lo stadio dell’Union nella periferia est di Berlino, agli antipodi dell’Olympiastadion, è stato fondato nel 2009 dai tifosi volontari, che nel 2004 salvarono il club da un probabile fallimento con i rimborsi ricevuti per aver donato il sangue, come se lo United Stati in Germania. Nonostante le difficoltà, la dimensione locale e la scarsità di risate, l’Union è stata tornata in Bundesliga nel 2019 e per via della sua stagione il campionato si è concluso all’Hertha. Quest’anno è sesta e ha quasi venti punti in più dei concittadini, battiti tre volte su tre in questa stagione.

– altra gamba: Il sogno dell’Union Berlino

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